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Notizia Data pubblicazione Regioni Tipologia Settori
3735 21/05/2020 Tutte Sentenze Lavori ed Opere, Progettazioni, Beni e Servizi, Settori Speciali

Titolo: Clausola sociale: non può essere applicata in modo meccanico

Sottotitolo: Necessario un punto di equilibrio tra libertà di impresa e clausole sociali del bando di gara

Commento:

La clausola sociale, sebbene preordinata alla promozione della stabilità occupazionale, deve essere interpretata evitando di attribuirle un effetto automaticamente e rigidamente escludente; e l’obbligo di riassorbimento dei lavoratori alle dipendenze dell’appaltatore uscente, nello stesso posto di lavoro e nel contesto dello stesso appalto, deve perciò essere armonizzato e reso compatibile con l’organizzazione di impresa prescelta dall’imprenditore subentrante. Lo ha affermato il Consiglio di Stato Sez. V, con la sentenza 4 maggio 2020, n. 2796 a proposito di una procedura evidenziale per l’assegnazione del servizio, a ridotto impatto ambientale, di refezione per le scuole e per i dipendenti di un Comune il cui bando prevedeva una specifica clausola sociale preordinata alla promozione della stabilità occupazionale, nel rispetto della contrattazione collettiva di categoria (cfr. art. 50 d. lgs. n. 50/2016). Ha osservato il Collegio che, in via di principio, non vi è dubbio che la presenza della clausola sociale assuma rilievo ai fini della verifica dell’anomalia dell’offerta, proprio perché gli operatori economici concorrenti sono obbligati a tenere conto, nel formulare l’offerta, del trattamento salariale e contrattuale già riconosciuto ai lavoratori assorbiti dal precedente appaltatore (al segno che l’art. 97, comma 5 lettera a) ha cura di specificare che debba postularsi anormalmente bassa e suscettibile di esclusione l’offerta non rispettosa degli obblighi in materia sociale stabiliti dalla normativa europea e nazionale, oltreché dai contratti collettivi). Nondimeno, occorre considerare che, per consolidato orientamento (cfr. da ultimo Cons. Stato, sez. III, 9 novembre 2018, n. 6326 e Id., 27 settembre 2018, n. 5551), siffatta clausola deve essere interpretata conformemente ai principi nazionali ed eurocomuni in materia di libertà di iniziativa imprenditoriale e di concorrenza: in caso contrario, la stessa risulterebbe lesiva della concorrenza, operando nel senso di scoraggiare la partecipazione alla gara e di limitare ultroneamente la platea dei partecipanti, incidendo in guisa non proporzionata sulla libertà d’impresa, riconosciuta e garantita dall’art. 41 Cost., che sta a fondamento dell’autogoverno dei fattori di produzione e dell’autonomia di gestione propria dell’archetipo del contratto di appalto.

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