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Notizia Data pubblicazione Regioni Tipologia Settori
3666 13/02/2020 Tutte Sentenze Lavori ed Opere, Progettazioni, Beni e Servizi, Settori Speciali

Titolo: Subappalto: da Strasburgo un altro stop alle norme italiane

Sottotitolo: L’esclusione per fatti riferibili ad uno dei subappaltatori non può essere automatica

Commento:

L’operatore che si aggiudica una gara può essere escluso perché uno dei suoi subappaltatori ha violato gli obblighi in materia di diritto ambientale, sociale e del lavoro ma il caso deve essere valutato e non può esserci un meccanismo di esclusione automatico. Lo ha affermato la Corte di Giustizia UE, con la sentenza 30 gennaio 2020, C‑395/18. Come noto l’art. 80, comma 1, nel prevedere i motivi di esclusione “obbligatoria”, li estende anche all’ipotesi in cui questi si riferiscano “a un suo subappaltatore nei casi di cui all’articolo 105, comma 6“, ovvero agli operatori economici indicati nella “terna”. Tale indicazione (a seguito del decreto legge sblocca cantieri) è però sospesa fino al 31 dicembre 2020. Ora, la Corte di Giustizia Europea (CGUE, II, 30 gennaio 2020, C‑395/18) riconosce la possibilità che una amministrazione pubblica disponga l’esclusione basata su una violazione commessa non solo dall’operatore che ha presentato l’offerta, ma anche del subappaltatore di cui intende avvalersi. La Stazione Appaltante può infatti pretendere di aggiudicare l’appalto all’operatore che dimostri il rispetto delle regole fin dalle prime fasi della procedura. Ma l’articolo 57, paragrafo 6, della medesima direttiva, nonché il principio di proporzionalità, ostano ad una normativa nazionale che stabilisca il carattere automatico di tale esclusione. Per tale motivo, i giudici europei hanno quindi dichiarato la disposizione del Codice Appalti (art. 80, comma 1) contraria ai principi comunitari.

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